Regioni e suicidio assistito: un’implementazione costituzionale in sussidiarietà?
Riflessioni a partire dal caso dell’Emilia-Romagna
Parole chiave:
Omicidio del consenziente, Eutanasia legale, Europa e Regioni, Corte costituzionale, Diritto costituzionaleAbstract
Con la sentenza n. 242/2019, la Corte costituzionale ha escluso la punibilità di alcune condotte di assistenza al suicidio, adottando una sentenza tanto nota quanto rivoluzionaria. Ad oltre cinque anni da quella pronuncia, l’esercizio di quel che, ad avviso di molti, già costituisce un diritto riconosciuto dall’ordinamento è, però, ancora ostaggio dell’inerzia del legislatore, che, prolungando la sofferenza dei malati, non ha mai disciplinato la materia, consegnando l’applicazione della ratio della pronuncia a un insoddisfacente destino di ineffettività. Nel tentativo di superare questo stato di cose, alcune iniziative della società civile manifestano, tuttavia, di voler supplire all’inattività del legislatore, sperimentando nuove soluzioni per restituire effettività al diritto. E così, dopo l’insuccesso dell’iniziativa referendaria mirata a rendere legale l’eutanasia attraverso l’abrogazione parziale dell’art. 579 c.p. («Omicidio del consenziente»), una nuova «battaglia» si consuma, oggi, nelle attraverso le iniziative intraprese, sul punto, dalle Regioni e, in parte, dai Comuni. Questo scritto prova a interrogarsi sugli sviluppi in atto, esaminando almeno alcune delle molte questioni giuridiche e costituzionali connesse a questo tema
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