«Alter erit Tiphys». Egidio da Viterbo, Sannazaro e l’idea di crociata
DOI:
https://doi.org/10.6093/2974-637X/12948Parole chiave:
Impero universale cristiano, Teologia cabbalistica della storia, Rinnovamento dei tempiAbstract
Tra la fine del ’400 e l’inizio del ’500 l’attesa di una nuova crociata offre l’occasione di riscoprire la questione dell’unità religiosa del mondo, con la speranza dell’affermazione di un impero cristiano. In questo contesto spicca l’agostiniano Egidio da Viterbo (1469-1532, teologo ficiniano, cabalista e futuro cardinale), secondo il quale il compito di costruire un imperium universale andrebbe distribuito dal pontifex maximus tra l’imperatore e i re cristiani. Il Libellus de aurea aetate del 1507, l’Oratio del 1512, l’Historia viginti saeculorum (1513- 1530 ca., incompiuto e inedito) e il trattato Scechina (1530-1532) fanno vedere quanto il pensiero della crociata contro il Turco sia predominante in Egidio che finisce col propugnare il ruolo di Carlo V come guida di un impero mondiale. Aldilà dell’eco precisa di tale pensiero teologico-storico e cabalistico nel De partu Virginis (ed. pr. Napoli 1526) dell’amico napoletano Iacopo Sannazaro (1457-1530), il census Imperii (II 116-265) di questo poema sulla renovatio temporum si concentra sull’attesa di una crociata e di un recupero della civiltà greca mediante una rassegna corografica delle terre occupate operata da un marinaio umanista imbarcato su una nuova nave Argo – l’alter Tiphys vaticinato dalla quarta bucolica di Virgilio.
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