Il decommissioning incompiuto: i siti del ciclo del combustibile tra ambizioni, criticità operative e impasse ambientale

Autori

  • Mauro Elli Università degli Studi di Milano Statale

DOI:

https://doi.org/10.6093/2724-3192/12955

Parole chiave:

Decommissioning, Ciclo del combustibile nucleare, Rifiuti radioattivi, Centrali nucleari, Strategie di disattivazione nucleare

Abstract

A seguito della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia intraprese un determinato sforzo per sviluppare l'energia nucleare come motore di crescita industriale, promosso sia attraverso iniziative private (Cise, 1946) sia pubbliche (Cnrn, 1952). Nonostante una traiettoria inizialmente promettente, il programma nucleare nazionale fu ostacolato da scelte incoerenti. Il referendum del 1987 segnò l'interruzione formale del nucleare in Italia, avvenuta in assenza di una strategia nazionale coerente per lo smantellamento, trasferendo così il peso operativo e decisionale agli organismi tecnici. Durante gli anni '90 fu adottato un approccio di dismissione precoce; tuttavia, la sua attuazione fu notevolmente ritardata a causa di infrastrutture inadeguate e di un contesto normativo complesso. Casi studio come Saluggia, Trisaia e Bosco Marengo illustrano l'interazione tra frammentazione istituzionale, vincoli tecnici e resistenze socio-politiche a livello locale. Un quadro nazionale strutturato per la dismissione è stato introdotto solamente nel 1999 con la pubblicazione del Libro Bianco del governo, sebbene la sua applicazione pratica sia rimasta piena di criticità.

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Pubblicato

2025-12-30

Come citare

Elli, M. (2025). Il decommissioning incompiuto: i siti del ciclo del combustibile tra ambizioni, criticità operative e impasse ambientale. OS. Opificio Della Storia, 6(6), 28–39. https://doi.org/10.6093/2724-3192/12955