L’Italia bizantina e la preghiera ebraica
DOI:
https://doi.org/10.6093/2281-6062/13384Abstract
Nell'articolo si analizza la preghiera mattutina Tefillaṯ ha-šaḥar ("Sempre deve l'uomo temere Iddio in segreto"), esaminandone le varianti nei diversi riti ebraici medievali, con particolare attenzione al nusaḥ romaniota — il rito degli ebrei greci e bizantini — considerato il più arcaico e vicino alla tradizione palestinese. Attraverso il confronto tra manoscritti e edizioni a stampa dei riti romaniota, siciliano, corfiota, italiano, ashkenazita e sefardita, si identificano tre tipologie di interpolazioni, tese ad attenuare le connotazioni mistiche e individualistiche del testo, rendendolo più adatto alla preghiera pubblica. L'analisi linguistica rivela inoltre l'arcaicità del suffisso pronominale -מו -mo e del composto attahu (אתהו), quest'ultimo attestato solo in testi protocabbalistici di probabile origine bizantina. Infine, viene esaminato l'influsso del greco medievale sulla formazione dell'infinito ebraico nei manoscritti di area bizantina.
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