Dalla progettazione inclusiva al diritto alla città
DOI:
https://doi.org/10.6093/2281-4574/12578Abstract
Nel quadro delle trasformazioni che investono le città contemporanee – tra pressioni ambientali, polarizzazioni sociali e mutamenti demografici – il presente contributo propone una riflessione teorico-metodologica sul concetto di progettazione inclusiva come dispositivo critico e operativo per il governo dello spazio urbano. A partire da una rilettura attualizzata del “diritto alla città” formulato da Henri Lefebvre, il testo indaga le molteplici declinazioni che l’inclusività urbana ha assunto nel dibattito recente: dalla piena accessibilità fisica e sensoriale all’integrazione delle soggettività neurodivergenti, dalla sicurezza urbana percepita alla giustizia spaziale, dall’urbanistica collaborativa all’urbanistica di genere e alle identità LGBTQIA+. Tali istanze, ancora frammentate nei dispositivi normativi e nei modelli di governance, vengono ricondotte a un comune quadro interpretativo capace di tenere insieme dimensione etica, progettuale e politica. Il contributo sottolinea l’urgenza di superare la logica adattiva rivolta a “categorie speciali” per approdare a un modello di città accogliente per tutti, concepita come sistema relazionale e adattivo, capace di rispondere a una molteplicità di bisogni, esperienze e forme di presenza urbana. In questo senso, la progettazione inclusiva si configura non solo come strumento tecnico, ma come pratica trasformativa fondata sulla co-produzione dello spazio e sul riconoscimento dei bisogni differenziati degli abitanti. Il saggio invita dunque a considerare l’inclusione non come opzione accessoria, ma come principio ordinatore della città del futuro, ripensando le forme dell’abitare, della rappresentanza e dell’accesso in chiave di equità sociale, pluralismo culturale e diritti collettivi.
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