Archivio

  • Senza radici
    V. 2 N. 16 (2024)

    In questa bella primavera in cui nei mari italiani si affollano migranti alla ricerca di una terra dove costruire – e non tutti ce la fanno – proponiamo come tema di riflessione il rapporto fra l’architettura e le radici: siano esse intese in termini ideali, metaforici; o materiali, pratici, con riferimento alla complessa, ma spesso anche originale e feconda esperienza dell’architettura vissuta nella distanza dal proprio luogo d’origine.

  • Collaborazioni
    V. 1 N. 17 (2025)

    L’architettura è un’attività collaborativa. Un poeta, per comporre una poesia, ha bisogno solo di carta e penna (Omero non aveva neppure quelle), mentre a Giotto era bastato un sasso scheggiato per mostrare a Cimabue il proprio ingegno. Diverso il caso di chi deve costruire un edificio: non gli bastano idee e savoir faire, ha bisogno anche di molte braccia, molti soldi, molto tempo, molte competenze… molti apporti, da parte di molte persone diverse. Di molte di queste non conosceremo mai il nome, né il contributo specifico; di molti di quelli non potremo mai cogliere tutti i contenuti, le sfumature, i risvolti. Probabilmente, però, non è (solo) per il loro carattere sfuggente che le pratiche collaborative sono state, spesso continuano a essere, relativamente poco indagate dalla storiografia: nella loro opacità, esse non finiscono forse per appannare l’immagine dell’architetto come deus ex machina dei progetti di costruzione che per secoli in Europa i cultori di architettura hanno mirato a propagandare?

  • Giochi di scala
    V. 2 N. 18 (2025)

    «La città è una sorta di grande casa, e la casa a sua volta una sorta di piccola città», diceva Leon Battista Alberti riecheggiato da Palladio. Eppure, è proprio dalla rottura dell’idea di una diretta corrispondenza fra micro e macrocosmo che facciamo in genere cominciare l’età moderna: da quando, cioè, Brunelleschi dimostrò ai suoi concittadini che il modello ligneo di Santa Maria del Fiore e la chiesa in costruzione erano due cose diverse, e che le misure della seconda – le misure, non le proporzioni – richiedevano per essere materialmente edificate soluzioni originali, mai prima escogitate dall’uomo.

    Questo numero di SRSA si propone di riflettere su una questione con cui l’architettura si confronta da sempre: il problema degli ordini di grandezza. Che ruolo giocano i fattori di scala nelle dinamiche costruttive? In che modi, e con quali gradi di consapevolezza, questi fattori sono stati tematizzati nel corso della storia? Sino a che punto le idee di teorici e trattatisti si sono poi riflesse nell’attività pratica degli architetti? E – per spostare l’attenzione dagli oggetti di studio alle lenti che inforchiamo per guardarli – in quale misura le variazioni di focale ci consentono di cogliere aspetti di volta in volta diversi della dinamica storica?