L’occhio tagliato e la parola negata

Emozioni perturbanti nel cinema di Luis Buñuel

Autori

  • Angela Bianca Saponari Università di Bari Aldo Moro

Parole chiave:

Luis Buñuel, Perturbante freudiano, cinema muto, surrealismo, sperimentazione cinematografica

Abstract

Con questo intervento vogliamo proporre una analisi della filmografia di Luis Buñuel attraverso la lente del perturbante freudiano, ossia di quel sentimento stimolato da qualcosa di familiare che è stato inconsciamente rimosso. Si tratta di una sorta di spaventoso che emerge, richiamando complessi infantili, per mettere in discussione la nostra percezione del mondo. Tale emozione, condizionata dalle credenze animiste e dalle collaborazioni con artisti di fama (si pensi a Dalì e Galdós), sembra connaturata alla poetica surrealista inaugurata dal cortometraggio muto Un chien andalou (1929) e continuamente evocata nelle altre produzioni messicane ed europee, fino all’ultimo film Cet obscur objet du désir (Quell’oscuro oggetto del desiderio, 1977) che si lega idealmente al primo. Per tutta la sua lunga carriera, Buñuel – attraverso un’esplorazione radicale e spregiudicata nei territori dell’inconscio – ha escogitato soluzioni espressive caratterizzate dalla intenzione di provocare un effetto di disorientamento nello spettatore borghese. In particolare, in questa sede, vogliamo soffermarci sulla dimensione sonora del suo cinema e soprattutto su alcune peculiarità nell’utilizzo del suono che riteniamo possano assimilarsi, nelle intenzioni, alle soluzioni visive più originali del regista. Nel cinema di Buñuel, non solo si fa a meno della parola (questo aspetto è inevitabilmente riscontrabile nelle prime due opere surrealiste, che anche quando prevedono l’introduzione delle didascalie lo fanno escludendone la funzione logico-narrativa), ma è previsto un uso originale di suoni e silenzi che provocano angoscia. Il regista gioca spesso con l’assenza di senso nei dialoghi e utilizza rumori che li coprono per creare confusione nel pubblico posto di fronte ad una realtà che gli è familiare ma dalla quale viene profondamente turbato. Tale capacità di suscitare inquietudine è dimostrata anche attraverso aneddoti relativi alle reazioni del pubblico alle sue opere e dalla potenza espressiva che esse hanno ancora a distanza di tempo dall’epoca della loro realizzazione.

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Biografia autore

Angela Bianca Saponari, Università di Bari Aldo Moro

Angela Bianca Saponari è ricercatrice presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro dove insegna Storia culturale del cinema italiano e Cinema e Industria Culturale. La sua ricerca è principalmente incentrata sul cinema italiano degli anni Trenta, in particolare sul rapporto tra il cinema e i suoi paratesti, sullo studio dei discorsi sul divismo cinematografico italiano, sulla produzione audiovisiva in una prospettiva meridionalista e sui festival studies. Ha pubblicato diversi saggi in riviste e libri vari. È autrice dei volumi Il cinema di Leonardo Sciascia. Luci e immagini di una vita (2010), Il corpo esiliato. Cinema italiano della migrazione (2012), Il desiderio del cinema. Ferdinando Maria Poggioli (2017). Nel 2020, ha pubblicato Without red carpet: an Italian film festival and its public cultural sphere. Ten years of BIF&ST - Bari International Film Festival for JICMS («Intellect»). È redattrice della rivista Cinergie: Il cinema e le altre arti ed è membro della redazione editoriale della collana «Cinema, media e studi culturali» di Meltemi. Collabora a progetti di Apulia Film Commission coordinandone il Centro Studi e Ricerche. È coordinatrice generale del Bari International Film Festival.

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Pubblicato

2025-12-15

Come citare

Saponari, A. B. (2025). L’occhio tagliato e la parola negata: Emozioni perturbanti nel cinema di Luis Buñuel. SigMa - Rivista Di Letterature Comparate, Teatro E Arti Dello Spettacolo, (9), 159–178. Recuperato da https://serena.sharepress.it/index.php/sigma/article/view/12756

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