Il “giudizio di plusvalore”. Selezione e riproducibilità
Parole chiave:
selezione editoriale, giudizio di valore, militanza, riproducibilità estensiva, canone e marketingAbstract
Il saggio si incentra sul delicato ruolo dell’editore il quale, nel confezionare il proprio giudizio sull’opera da pubblicare (o da non pubblicare), si ritrova impegnato in una problematica ricerca di equilibro tra l’esigenza del profitto -imposta dalla natura economica dell’impresa che rappresenta – e la necessità di militanza rispetto all’orientamento dei valori da trasmettere ai lettori, attraverso la propria politica editoriale. Non si tratta soltanto di realizzare un “giudizio di valore”, dal quale dipenda praticamente la sopravvivenza dell’azienda (“il giudizio di valore che si emette dall’interno di una casa editrice è sempre anche un giudizio sul plusvalore che l’opera sarà in grado di produrre”), ma di scommettere “di volta in volta sulla differenza che la singola opera racchiude rispetto al mercato medesimo. L’editore mette a confronto il canone della tradizione e le convenzioni del mercato, e in tale interstizio cerca le ragioni della propria identità”.
Il presente contributo era stato pubblicato nel volume Il giudizio di valore e il canone letterario, a cura di Loretta Innocenti, Roma, Bulzoni, 2000, pp. 89-99 («I libri dell’Associazione Sigismondo Malatesta. Studi di letteratura comparata e teatro», 16).
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