L’elemento visivo come strumento per narrare la Shoah. Su alcuni saggi e racconti di Zsófia Bán
DOI:
https://doi.org/10.6093/1826-753X/9869Parole chiave:
immagini fotografiche e video, memoria proiettata, postmemoria, Shoah, tabooAbstract
Nell’articolo propongo una lettura incrociata di alcuni saggi e racconti della scrittrice ungherese Zsófia Bán che si sviluppano attorno allo stesso nucleo di ricerca tematica e formale: la memoria della Shoah così come viene a configurarsi nella complessa relazione tra memoria individuale e collettiva, nonché la questione della sua rappresentabilità e narrabilità. Mostrerò come i concetti di narrazione negata e proiezione, proposti e approfonditi nella saggistica partendo in particolare dalle riflessioni teoriche di Marianne Hirsch, hanno ripercussioni sulle strategie narrative proposte da Bán. Queste ultime possono produrre un interessante effetto di mimesis della memoria, oppure mettere in discussione la reale corrispondenza tra memoria e realtà, o ancora proporre un uso degli elementi visivi con funzione metonimica con l’obiettivo di superare i limiti del dicibile.
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