Architettura, metropoli e vita marina: note su un imbroglio collaborativo
DOI:
https://doi.org/10.6093/2532-2699/12495Parole chiave:
Bay of Naples, marine station, financing, metropolitan life, aquariumAbstract
Il testo esplora la relazione tra architettura, scienza e vita metropolitana attraverso il caso della Stazione Zoologica di Anton Dohrn a Napoli. Fondata nel 1872, la stazione non nacque isolata, ma nel complesso contesto metropolitano di una città densamente popolata, rinnovando così la tradizionale concezione della stazione biologica da campo. Basandosi su un'ampia varietà di fonti letterarie, visive e archivistiche, il saggio dimostra che, a differenza di molte altre stazioni marine, generalmente collocate in funzione della ricchezza zoologica del territorio circostante, la stazione di Dohrn venne realizzata nel Golfo di Napoli principalmente per la sua vicinanza a un’ex capitale vivace e popolosa, con mezzo milione di abitanti: allora la città più popolosa d’Italia. In altre parole, il contesto urbano che i biologi da campo dell’epoca solitamente evitavano, desiderosi di allontanarsi dal silenzio ovattato del gabinetto di studio, divenne a Napoli il fondamento stesso della ricerca marina. Lo studio analizza come le dinamiche collaborative tra attori umani e non umani abbiano plasmato l’architettura e la funzionalità dell’istituto di Dohrn, trasformando l’idea originaria di una semplice capanna in un palazzo monumentale, atto a ospitare uno dei più prestigiosi centri di ricerca biologica d’Europa. Sebbene l’intento iniziale di Dohrn fosse quello di collocare delle vasche marine nello Stretto di Messina, il trasferimento a Napoli portò con sé una serie di novità, tra cui il programma dell’acquario pubblico, la spettacolarizzazione degli animali e un approccio più monumentale all’architettura della stazione. Questi elementi furono tanto incidentali quanto estranei alle finalità della ricerca da campo. La stessa stazione zoologica rappresentava un’espansione fortuita, da parte di uno straniero, dell’ingegneria umana della costa napoletana. Eppure furono proprio questi fattori secondari a rendere possibile, sin dall'inizio, la partenza delle ricerche. In breve, Dohrn fondò la sua stazione di ricerca accettando una situazione paradossale: studiare la natura in un ambiente pieno di artefatti, come artificiosa era la stazione stessa.
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