Stereotomia colossale
DOI:
https://doi.org/10.6093/2532-2699/13176Parole chiave:
Hugh Ferriss, pietra, sublime, stereotomia, senza autoreAbstract
Il testo interpreta l'opera di Hugh Ferriss come un cambiamento decisivo nell'architettura moderna, in cui forze regolatorie immateriali sono rappresentate come forme vaste e simili a pietre. Ferriss rappresenta gli involucri urbanistici come masse geologiche – paradossalmente stereotomiche ma necessariamente cave – producendo una condizione di “stereotomia con altri mezzi”. Nello stesso momento storico, le forme cave e monolitiche di Ferriss coincidono con l'emergere dell'edificio incorniciato, in cui la struttura si ritira dietro le facciate e il linguaggio classico è ridotto a un rivestimento superficiale. Ciò che appare massiccio è in realtà sottile, assemblato e leggero piuttosto che portante. Traducendo la regolamentazione astratta in pietra apparente su una scala urbana immensa, queste immagini evocano l'estetica del sublime, travolgendo la paternità architettonica attraverso la scala e i vincoli piuttosto che la composizione. L'architettura appare così senza autore, modellata dalla zonizzazione, dalla densità e dall'accumulo piuttosto che dall'intenzione formale. Questa trasformazione allinea l'architettura ai più ampi cambiamenti culturali verso il senza autore che si trovano nel cinema, nel Dadaismo e nell'arte basata sul processo, dove la forma è generata piuttosto che progettata. Le figure stereotomiche o litiche di Ferriss anticipano inaspettatamente opere architettoniche successive che perseguono deliberatamente un'estetica senza autore, adattando astrazioni simili alla pietra a diversi tipi e scale di edifici.
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