I volgarizzamenti catalani di valenza politica (dal giovane re Alfonso alla prima stampa)
DOI:
https://doi.org/10.6093/2974-637X/11530Parole chiave:
Relazioni culturali tra Italia e Catalogna nel XV sec., Educazione politica, Traduzioni, Cicerone, Circolazione dei manoscritti, Testi a stampaAbstract
Questo articolo si propone di ripercorrere le tappe cronologiche (1350 ca.-1500 ca.) delle traduzioni in catalano di alcune opere classiche usate per la formazione politica della nobiltà e dei cittadini. La prima fase si compie presso la famiglia reale (fino al 1410) e per il tramite delle corti del nord della Francia e di Avignone (sezione 1). Nella sua giovinezza, il re Alfonso d'Aragona (r. 1416-1458) cerca di recuperare le traduzioni precedenti (e i manoscritti francesi che le originano), ma non è documentato il patrocinio reale delle nuove versioni catalane di opere storiche o di filosofia morale (sezione 2). Invece, dal 1425 circa si assiste alla crescente diffusione dei trattati morali di Cicerone (soprattutto De officiis e Paradoxa stoicorum) per iniziativa cittadina; in questa fase risalta l'influenza diretta italiana e il rilievo degli avvocati e di altri uomini dotati di alta formazione scolastica (sezione 3). Successivamente viene analizzata l'importanza della corte istituita a Napoli nel 1443 nella formazione di alcuni personaggi, tanto che alcune opere umanistiche (di Pier Candido Decembrio, di Guarino de Verona o del Panormita) videro la luce in catalano a partire dal 1480 (sezione 4). Infine, si volge l'attenzione agli effetti (non sempre positivi) della stampa degli incunaboli su questa produzione; resta inedita una versione catalana (Napoli 1499) delle Vitae philosophorum che comprende un frammento di Ambrogio Traversari (sezione 5).
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