Illustrare l’inclusione con l’intelligenza artificiale. criticità e potenzialità dei prompt generativi nei contesti educativi
DOI:
https://doi.org/10.6093/2284-0184/13120Parole chiave:
Narrazione visiva; Rappresentazione della disabilità; I.A. generativa; Modelli Text-to-Image; Fiabe illustrateAbstract
Le immagini sono le prime cose che i bambini imparano a “leggere” fin dalla tenera età, attraverso un processo di decodifica molto precoce, che a poco a poco diventa automatico. Una delle principali fonti di immagini durante l’infanzia è rappresentata dall’incontro con fiabe e storie illustrate, in cui le figure commentano e integrano il testo (se, addirittura, non lo sostituiscono). Sulla base di queste premesse, il presente contributo si inserisce nel dibattito emergente sull’intersezione tra intelligenza artificiale (IA) ed educazione, in particolare nel contesto della letteratura per l’infanzia, poiché la narrazione è da sempre un pilastro dell’educazione, dato il suo ruolo fondamentale nel plasmare il modo in cui gli individui comprendono il mondo che li circonda e sviluppano di conseguenza le norme sociali. Se ci stiamo interrogando sulla possibilità che gli strumenti di intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, siano ad oggi in grado di comprendere e interpretare le fiabe sufficientemente bene da produrre in autonomia illustrazioni che ne catturino l’essenza, la risposta è no. Analizzeremo il perché, con le relative implicazioni didattiche, prendendo spunto dai limiti e pregiudizi della rappresentazione visiva della disabilità nei risultati di IA da testo a immagine (T2I), emersi durante il laboratorio di Pedagogia speciale-Servizi per l’Infanzia dell’Università Niccolò Cusano, dedicato alla creazione di fiabe illustrate.
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