Il canone architettonico dei Carmelitani Scalzi del XVII secolo in Asia
DOI:
https://doi.org/10.6093/2532-2699/12734Parole chiave:
canone architettonico, India, Carmelitani, XVII secolo, moduli e dimensioniAbstract
Questo articolo esamina le pratiche architettoniche dei Carmelitani Scalzi italiani durante il XVII secolo, concentrandosi sulle loro missioni in Persia e in India. Attingendo a fonti visive e testuali provenienti dall'Archivio Generale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi di Roma e dagli archivi regionali, indaga come l'Ordine mirasse a codificare la propria attività edilizia attraverso le Constitutiones e l'Ordinatio de Constructione Ecclesiarum et Conventuum del 1614. Questi testi normativi prescrivevano dimensioni, moduli e tipologie per garantire che i conventi e le chiese riflettessero gli ideali teresiani di austerità e potessero essere replicati in diverse aree geografiche. I casi studio di Isfahan, Thatta e Goa rivelano sia la persistenza di queste norme sia il loro adattamento ai materiali, alle topografie e ai contesti culturali locali. L'analisi evidenzia una tensione produttiva tra prescrizione e pratica, di cui la chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo a Goa è diventata la manifestazione più rappresentativa e matura in Asia. Lo studio sostiene che il canone architettonico dei Carmelitani Scalzi sia meglio inteso non come un repertorio stilistico fisso, ma come una grammatica dinamica dell'edilizia, che incarna contemporaneamente valori spirituali, identità istituzionale e adattabilità. Le analisi si basano sulla ricostruzione del documento originale trovato nell'archivio AGOCD.
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